segni di appartenenza. Manifesto co-progettato: pratiche collettive sullo spazio condiviso
ITA / il workshop nasce dall’incontro tra il progetto di ricerca dottorale di Federica Bistoletti: "Diritti, doveri e responsabilità del progettista grafico nella società contemporanea. Graphic design advocacy e networking" presso l’Accademia di Belle Arti di Catania e le attività dell'azione "Get Up - giovani esperienze trasformative di utilità sociale e partecipazione" afferenti al progetto "DesTEENazione - desideri in azione", promosso dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali con il supporto tematico dell'istituto degli innocenti e implementate dal DSS 16 - Comune di Catania (capofila) in partnership con la Cooperativa Prospettiva.
Protagonisti del laboratorio sono le studentesse e gli studenti del terzo, quarto e quinto anno dell’Istituto di Istruzione Superiore Statale Carlo Gemmellaro di Catania, invitati a riflettere sul proprio quartiere come spazio vissuto e condiviso. Attraverso la riflessione e la sintesi grafica, i partecipanti hanno individuato luoghi, fisici o immaginati, significativi della loro esperienza quotidiana, interpretandoli e traducendoli in immagini e parole. Il processo progettuale parte dal disegno libero: ciascuno studente rappresenta il proprio luogo e lo accompagna con brevi testi o parole chiave che ne raccontano il valore. Il disegno viene poi ripetuto e progressivamente semplificato fino a cinque o sei volte, in un esercizio di sottrazione che conduce dal racconto visivo alla costruzione di un simbolo essenziale. I simboli realizzati vengono successivamente digitalizzati, manipolati e raccolti in un manifesto collettivo dal formato 140x200 cm. All’interno di questo spazio condiviso i segni dialogano, si intrecciano e convivono, generando un ecosistema che restituisce una narrazione corale del quartiere, diventando così un dispositivo che costruisce una memoria comune. In questo percorso la grafica si configura come uno strumento di riflessione e di relazione: attraverso il linguaggio dei segni, i partecipanti riscoprono i luoghi che abitano e scelgono di raccontarli agli altri, trasformando lo sguardo individuale in un racconto collettivo. Il simbolo diventa quindi un elemento replicabile e modulare, capace di creare connessioni e nuove possibilità di lettura dello spazio. Il manifesto finale insieme alle cards individuali, lasciati all’istituzione come traccia del laboratorio svolto all’interno del progetto GET UP, testimonia un processo di costruzione condivisa di significato. In questo gesto grafico e collettivo, i ragazzi e le ragazze tracciano i propri segni di appartenenza: piccoli frammenti visivi che raccontano il desiderio di abitare consapevolmente i luoghi e di riconoscersi come parte di una comunità.
ENG / The workshop stems from the intersection of Federica Bistoletti’s PhD research project: “Rights, Duties, and Responsibilities of the Graphic Designer in Contemporary Society. Graphic design advocacy and networking" at the Academy of Fine Arts in Catania and the activities of the “Get Up - Young People’s Transformative Experiences of Social Utility and Participation” initiative, related to the “DesTEENazione - Desires in Action” project, promoted by the Ministry of Labor and Social Policies with thematic support from the Istituto degli Innocenti and implemented by DSS 16 - City of Catania (lead partner) in partnership with the Prospettiva Cooperative.
The workshop’s protagonists are the third-, fourth-, and fifth-year students of the Carlo Gemmellaro State High School in Catania, invited to reflect on their neighborhood as a lived and shared space. Through reflection and graphic synthesis, the participants identified places—whether physical or imagined—that are significant to their daily experience, interpreting them and translating them into images and words. The design process begins with freehand drawing: each student depicts their own place and accompanies it with brief texts or keywords that convey its significance. The drawing is then repeated and progressively simplified up to five or six times, in an exercise in reduction that leads from a visual narrative to the creation of an essential symbol. The resulting symbols are subsequently digitized, manipulated, and compiled into a collective poster measuring 140x200 cm. Within this shared space, the symbols interact, intertwine, and coexist, generating an ecosystem that conveys a collective narrative of the neighborhood, thereby becoming a mechanism for building a shared memory. In this process, graphic design functions as a tool for reflection and connection: through the language of signs, participants rediscover the places they inhabit and choose to share them with others, transforming the individual gaze into a collective narrative. The symbol thus becomes a replicable and modular element, capable of creating connections and new ways of interpreting the space. The final poster, along with the individual cards—left at the institution as a record of the workshop held as part of the GET UP project—bears witness to a process of collectively constructing meaning. Through this collective, visual act, the young people leave their own marks of belonging: small visual fragments that express their desire to consciously inhabit these spaces and to recognize themselves as part of a community.